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Pastiche
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Con il termine mwcwpastiche si intende, in generale, un'opera composta, in tutto o in larga parte, da brani tratti da opere preesistenti, per lo più con intento mwdaimitativo. Il termine viene usato soprattutto nell'ambito della mwdqletteratura, della mwdgmusica e della mwdwpittura. Mutuato dalla lingua francese, mweapastiche proviene dall'ambito culinario: il pasticcio è infatti una preparazione dove una crosta di pasta raccoglie svariati pezzi di carne e verdure, eventualmente avanzati da altri piatti.

Contents

Note

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Pastiche in ambito letterario

Un mwfqpastiche è l'incorporazione in un unico mwfgtesto mwfwletterario o mwgateatrale di frammenti di testi diversi come articoli di mwgqgiornali, dialoghi tratti da mwggfilm, mwgwpoesie, mwhacanzoni, simboli e mwhqfotografie.

Formalmente si va dalla mwhwcitazione, che copia fedelmente il testo d'origine e ne cita la fonte, al mwiaplagio di tipo mwiqparodico oppure a omaggio o sfottò dell'autore o del testo di partenza, fino alla mwigsatira, o come ha sostenuto mwiwAlain de Botton, si tratta di una "riproduzione non convincente di stili passati".

Per diversi anni, a partire dal mwjqsecolo XVII, gli esercizi di imitazione, detti "à la manière de" erano un modo per creare mwjgpastiche che, mentre dichiaravano la propria appartenenza a una scuola o a uno stile, offrivano al contempo la possibilità di esercitarsi e di sfruttare una corrente già nota per farsi conoscere. Per lo stesso motivo si è cominciato a parlare di "pasticcio", in italiano, laddove la combinazione dei testi più o meno citati portava a una situazione narrativa inestricabile, usando a metafora anche il vocabolario della cucina (pasticcio nel senso di paté).

Già nella famosa mwkamwkqEncyclopédie illuminista si parla di mwkgpastiche come qualcosa che risulta né originale né copia, ma fatta nel gusto e alla maniera di un altro artista, quasi a voler dimostrare di possederne le qualità tecniche. Poi dall'esercizio "di scuola" si è passato al "falso" (bisogna anche considerare la mwkwstoria del diritto d'autore e dell'mwlaeditoria, a volte del tutto anonima nel prendere però in esame il concetto di falso, che oggi è considerato un mwlqreato, ma non da sempre).

Nel mwlw1787 il saggio mwma"Pastiche" di mwmqJean-François Marmontel (parte dell'opera mwmgEléments de littérature) dà una definizione retorica del mwmwpastiche quale imitazione affettata della maniera e dello stile di un grande artista, lasciando poi intendere che la presenza di numerosi mwnapastiche attorno a un'opera sia il segno della grandezza dell'opera stessa. Ci sono due modi di imitare un grande scrittore, imitarlo per cosa lo si distingue e ritiene grande o imitarlo per semplice mwnqpastiche, svilendo in fondo il modello in un'intenzione che finisce con l'essere comunque satiricacite-ref-1[1]

Anche mwowGiacomo Leopardi fa da giovane alcuni mwpapastiche, e mwpqMarcel Proust addirittura vi intitola un libro (mwpgPastiches et mélanges, mwpw1919, raccolta di articoli da mwqamwqqLe Figaro). In pratica, si prende un soggetto e lo si racconta in maniere diverse dalla propria, imitando altri scrittori (Proust, per esempio, "à la manière de" mwqgBalzac, mwqwFlaubert, mwraHenri de Régnier, mwrqErnest Renan, ecc.)cite-ref-2[2].) Questo tipo di esercizio mondano andrà a svilupparsi sui giornali dei primi decenni del mwsgXX secolo, quasi a volersi dare una coscienza della propria decadenza rispetto alla letteratura alta, e insieme a legittimarne un "uso quotidiano".

Un esempio può considerarsi anche mwtaLe copiste indiscret di Jean Pellerin (mwtq1919).

È poi riconoscibile la forma mwtwpastiche anche dietro gli mwuamwuqEsercizi di stile di mwugRaymond Queneau, che in qualche modocite-ref-3[3], segnano un capitolo del mwvwpostmodernismo. Il mwwapastiche è infatti un elemento caratteristico della mwwqletteratura postmoderna, i cui tratti salienti sono appunto un'apertura del testo attraverso forme differenti di mwwgintertestualità, esplicite relazioni di un testo con altri testi. Un esempio anglosassone è mwwwThe British Museum Is Falling Down di mwxaDavid Lodge.

Quando mwxgGianfranco Contini, parlando dell'amico mwxwCarlo Emilio Gadda riconosce in lui la vocazione del mwyapastiche, con l'imitazione di parlate diverse e la commistione di linguaggi tecnici, arcaismi e trasposizioni di dialetti, definisce il mwyqpastiche come una combinazione "di risentimento, di passione e di nevrastenia"cite-ref-4[4]. Che l'influenza non sia un campo di facile attraversamento lo dimostra anche mwzgHarold Bloom nei suoi primi studicite-ref-5[5], ma è in particolare con gli anni della contestazione e di ricerca letteraria (per esempio in molti esponenti del cosiddetto "mwawGruppo 63") che il mwbapastiche assume la funzione di parodia come trasformazione ludica di testi classicicite-ref-6[6].

Questo trasformare in mwcggioco la mwcwletteratura, desacralizzandola e smontandone la presunzione filosofica diviene, insomma, la tendenza generale di buona parte della letteratura dagli mwdaanni settanta del mwdqXX secolo, dove il mwdgpastiche in quanto tale si fa meno riconoscibile e più intessuto nella trama formale (e di contenuto) delle opere.

Pastiche in ambito musicale

Il compositore americano mwegFrank Zappa fa del mwewpastiche uno dei motivi conduttori e ispiratori di molte sue opere, citando, parodiando e rielaborando i più diversi generi musicali: mwfarock, mwfqjazz, mwfgmusica dodecafonica, mwfwmusica seriale.

Pastiche in ambito operistico

In campo mwgwoperistico si mwhadefinisce come mwhqpastiche o mwhgcentone un'opera lirica composta, in tutto o in parte, da arie tratte da opere o composizioni preesistenti di differenti autori, in certi casi conservando il libretto originale, più spesso con il testo del libretto opportunamente modificato in base alle esigenze sceniche o in chiave satirica. Le opere mwhwpastiche hanno avuto il loro apogeo a cavallo del mwiaXVII e mwiqXVIII secolo.

Pastiche in ambito alimentare

Anche in cucina a volte si usa il termine, soprattutto a indicare una mescolanza di erbe aromatiche o una specie di mwjqgulasch.

Note

cite-note-11. Citato da Pascal Mougin e Karen Haddad-Wotling, mwlaDictionnaire mondial des littératures, Paris, Larousse, 2002, mwlqad vocem.
cite-note-22. D'altra parte Proust, che svilupperà una delle voci più originali e interessanti del secolo, considerava i mwmqpastiche più che un'attività di scrittura, un esercizio di lettura, o, come scrive in una lettera a Ramon Fernandez, un "affare d'igiene", non tanto per richiamare il modello, quanto per liberarsene. Tuttavia, come dice Gérard Genette: "Il mwmgpastiche proustiano non è né puramente satirico né puramente ammirativo, e il suo regime specifico è proprio quello, irriducibilmente ambiguo, della "punzecchiatura", per cui lo schernire è un modo di amare, e l'ironia (chi ha orecchie per intendere, intenda) è solo una diversa espressione dell'affetto" (mwmwop. cit., p. 134).
cite-note-33. Insieme a molti lavori degli mwnwOuLiPo.
cite-note-44. mwowl'articolo di Riccardo Stracuzzi
cite-note-55. In particolare in mwpwThe Anxiety of Influence (1973), trad. it. di Mario Diacono, mwqaL'angoscia dell'influenza, Milano, Feltrinelli, 1983 e in mwqqA Map of Misreading (1975), trad. it. di Alessandro Atti e Filippo Rosati, mwqgUna mappa della dislettura, Milano, Spirali, 1988.
cite-note-66. Cfr. tra altre sue opere, mwrgGuido Almansi, mwrwQuasi come. Letteratura e parodia, Bompiani, Milano, 1976 (un'antologia curata con mwsaGuido Fink)

Bibliografia

• mwtaGérard Genette, mwtqPalimpsestes (1982), trad. it. di Raffaella Novità, mwtgPalinsesti. La letteratura al secondo grado, Torino, Einaudi, 1997.

Voci correlate
Altri progetti

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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Pastiche

Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) pastiche, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefencyclopedia-of-science-fiction(EN) Pastiche, su The Encyclopedia of Science Fiction.